venerdì 1 aprile 2016

Memorie di un (video)giocatore old gen

Scusate, lo so, sono un nostalgico.
Complice il mio segno zodiacale (chiedete a Paolo Fox!), complice il fatto che il mio pensiero è sempre in loop con il passato, periodicamente mi tornano memorie delle mie prime esperienze videoludiche.
Parliamo ormai di più di trenta anni or sono, quindi della vera preistoria dei videogiochi, quando bastava una scarna visuale isometrica come quella dell'immagine di cui sopra, tratta da "Alien Highway" per chi se lo ricorda, pubblicato sul mitico Zx Spectrum, a farci perdere con l'immaginazione in mondi fantastici e nuovi, dove tutto poteva accadere. Era proprio questa la cosa bella dei primi giochi per computer: fornivano gli spunti per delle storie che ognuno di noi poteva rivevere nella propria testa, abbellendole con particolari unici e attingendo a piene mani dal repertorio delle fantasie fanciullesche.
Quindi un gioco dotato di scarsa interazione e che spesso veniva acquistato senza nemmeno la consapevolezza di ciò che si doveva fare  poiché si trattava di compilation di giochi che venivano distribuiti senza tanti orpelli (vi ricordate quelle riviste con cassetta allegata che spopolavano in edicola a metà degli anni '80?), tale mezzo ludico era il preambolo per delle avventure potenzialmente infinite.
Tutto il contrario dei giochi di oggi, dove l'interazione è pressoché totale, si agisce in mondi fatti e finiti che rispecchiano fedelmente la realtà oppure rappresentano epoche particolari del passato o di un eventuale futuro ma che sono talmente ben costruiti e artefatti che non permettono più di farli propri, di integrarli con la propria immaginazione. Piuttosto inducono a viverli ed esplorarli nella loro interezza e magnificenza, perdendo però nel contempo un pò del fascino misterioso che caratterizzava i primi videogiochi, dove si poteva pensare a un costrutto nascosto, un retro-mondo che si celava dietro quanto ci veniva presentato a video, caratterizzato dalle logiche che noi volevamo attribuirgli, mentre nei giochi moderni tutto quanto ci è proposto in toto e in maniera massiccia, nella convinzione che "bigger is better".
Nonostante questa mia vena nostalgica comunque resto sempre un videogiocatore che seppur con molti limiti di tempo riesce a ritagliarsi qualche spazio ogni tanto per dedicarsi ad una delle sue passioni, che mio padre mi inculcò alla tenera età di 7 anni, regalandomi per Natale il mitico Vic-20. Ma questa è un'altra storia...




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