Ultimo post dell'anno (2025)

 

Eccoci arrivati all'ultimo giorno di questo 2025. Un anno triste, volato via molto in fretta, mentre il piccoletto continua a diventare sempre più grande e consapevole.  

Non ho molto da dire: una componente della famiglia ci ha lasciato per raggiunti limiti di età, le vite continuano a scorrere senza grandi sussulti, le (solite) passioni restano immutate, anche se comportano sempre meno tempo da dedicare loro, i nuovi progetti latitano, fagocitati da imprevisti e impegni quotidiani. 

Il tono dell'umore è sempre quello, con piccoli, sporadici sussulti ogni tanto, dovuti a qualche buona prestazione a carattere sportivo, oppure alla scoperta inaspettata di luoghi o di persone nuove e interessanti. 

Volevo comunque lasciare un segno della mia presenza, nella consapevolezza di essere stato colpevolmente assente per troppi mesi... 

Spero che i (pochi) che leggono possano avere una fine e un inizio sereni, magari ci si frequenterà di più su questi lidi o nella vita reale, l'importante è essere sempre "noi" e non delle algide intelligenze artificiali che vengono sempre più in soccorso dei nostri bisogni ma anche ci disumanizzano giorno dopo giorno, spesso senza che neppure riusciamo ad accorgerci di ciò.

Altro piccolo spunto di riflessione, forse banale, ma ogni tanto occorre farne, sempre per il discorso del paragrafo precedente. La sensibilità di chi scrive è rimasta immutata, anzi, forse, causa paternità, molte sfumature che non coglievo prima sono ora molto più evidenti e lampanti ai miei occhi. Il problema è che si acquisisce la consapevolezza che si è sempre più separati dai propri simili e che la società sta progressivamente e inesorabilmente cambiando, muovendosi verso una deriva che non ci rappresenta, con poca possibilità di contribuire o incidere sulle dinamiche presenti. 

Non è un discorso di mettere i remi in barca o di ritirarsi dalla vita sociale, nella quale siamo comunque immersi, volenti o nolenti, limitando il già poco contributo che forniamo.

Il problema è che ci si sente sempre più scollegati e distanti dal modo di pensare e di vivere di chi sta intorno a noi. Forse questo è il motivo per cui ci rifugiamo nel passato: abbiamo i ricordi di un porto sicuro, non necessariamente sereno e magari anche un pò precario, dove però non si mettevano in discussione i valori presenti e anche dove ci si sentiva accettati e capiti. Non si tratta di un discorso da boomer (per quanto sia della generazione "X"), ma piuttosto di una riflessione sul fatto che c'era maggiore coscienza sociale, si percepivano un'appartenenza e un'integrazione (più nei fatti che in quanto venisse detto) che in questi tempi sono molto millantate ma che sembrano ancora oasi lontane, quasi fossero un'imposizione dall'alto e non percepite e applicate concretamente e correttamente, basta vedere l'algoritmo Netflix che deve per forza inserire una componente LGBT in qualsiasi prodotto offra...

Il problema grande è che anche 20/30 anni fa c'erano momenti in cui ci si sentiva soli, affranti, sconfitti, abbandonati e incompresi. Forse la fortuna era di non avere social o cose affini che amplificassero questo malessere. Quelli come me, timidi e insicuri, si chiudevano in casa, in loro stessi, cercando un appiglio in qualche libro, canzone, serie tv, magari un amico, se si aveva la fortuna di averne uno a portata con la giusta sensibilità, per cercare uno sfogo, un confronto e provare a sentirsi un pò meglio, maturando nel tempo la consapevolezza che quel disagio esistenziale non era solo "cosa nostra", era cosa comune anche ad altri. Proprio il tempo era la variabile fondamentale in quei momenti: il percorso di accettazione e di crescita non era veloce, comportava un lento processo su noi stessi, lavorando su alcuni aspetti che andavano necessariamente limati e tralasciandone altri e alla fine ci portava a capire quale fosse il nostro posto nel mondo, sicuramente versando parecchie lacrime e sangue nel mentre.

Ma era una scelta consapevole, quasi una tappa obbligatoria per diventare adulti e cominciare ad assumersi le proprie responsabilità, incardinate in ruoli che dovevamo per forza assumere per poter essere inseriti e accettati in un contesto sociale.

Oggi purtroppo è cambiato tutto (e non in meglio, soprattutto per quanto riguarda il confronto con gli altri), per cui diventa complicato combattere le proprie fragilità, almeno usando i mezzi più immediati, anzi direi quasi più "immediatici", che abbiamo a disposizione.

Il dialogo è spesso a senso unico e la riflessione intima viene preclusa dalla fruizione di contenuti sempre più rapidi e inconsistenti, rivolti a soddisfare consumisticamente delle deficenze istantanee, ma dalla scarsa rilevanza in un'ottica di lungo periodo.

Un abbraccio, stay tuned...


 

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