venerdì 8 aprile 2016

Don Matteo e la voglia di normalità

Sono sempre stato un pò schizzinoso sulle fiction italiane.
Le ho sempre considerate di serie B, mal recitate e realizzate con pochi mezzi.
Sono sempre stato abituato a quelle straniere, molto fracassone, adrenaliniche, con storie complesse e intrecciate, con personaggi di grande carisma e ambientazioni spettacolari e di grande respiro.
Questo fino a quando non ho scoperto, tramite mia moglie, una delle più longeve e apprezzate serie programmate sulla tv di Stato, ovvero Don Matteo, con l'inossidabile Terrence Hill.
E da quel giorno la seguo con trepidante attesa ogni volta che viene trasmessa.
Don Matteo, a parte l'assurdità del fatto che il Comune di Spoleto (prima era Gubbio) ha un tasso di criminalità più alto di quello di Los Angeles e che senza l'intervento del prete in questione il comando dei Carabinieri presente non riuscirebbe a risolvere un singolo caso di quelli accaduti, ha una dimensione molto più umana e familiare di qualsiasi altra fiction. 
In parte è dovuto all'azzeccata scelta degli attori, tra cui sicuramente spicca il bravissimo Nino Frassica, una garanzia per quanto concerne gli intermezzi comici e dotato di una spontaneità recitativa unica. Anche Simone Montedoro è una scelta azzeccata come spalla "seria" nelle gag che lo vedono protagonista insieme al simpatico Frassica e tutti gli altri comprimari sono molto affiatati. Forse proprio Terence Hill è quello che, pur essendo di fatto il collante di tutte le vicende e il protagonista della serie, ha meno spessore recitativo degli altri attori. D'altronde se nei primi film all'inizio della carriera lo doppiavano, un motivo ci sarà stato! In ogni caso tralasciando il fatto che ha quasi ottanta anni e che è ancora fisicamente una roccia (basta vedere come va in bici e non so se qualcuno si ricorda quando è sceso dai gradini del Teatro Ariston in sella alla sua graziella l'anno scorso, da vero scavezzacollo!), contribuisce con la sua performance a dare un tocco rassicurante e anche un pò "retrò" all'insieme, che funziona alla grande (sicuramente meglio di quanto faccia nella fiction "Un passo dal cielo", dove la cifra artistica rimane la stessa ma si integra meno bene con il cast e con le vicende narrate).
Tralasciando le capacità recitative, quello che funziona è il tono con cui vengono raccontate le storie. Sembrano (incidenti e tentati omicidi a parte, a proposito avete notate che nelle ultime stagioni non muore più nessuno?) quelle quotidiane che sperimentiamo noi tutti i giorni. Chi ha perso il lavoro e non lo riesce a trovare, chi ha problemi economici e si deve indebitare, chi ama ma non è ricambiato e viceversa, chi aspetta un bimbo ed è preoccupato...
Insomma, sembra davvero di ritrovare dei vecchi amici che si ritrovano sulla nostra stessa barca, i quali però cercano di tirare avanti senza perdere la fiducia negli altri e nel fatto che le cose prima o poi miglioreranno. Questo perché, nonostante alcuni screzi e qualche dissapore, affrontano le cose uniti, come una vera famiglia (o presunta tale, visto che quella di Don Matteo non è molto convenzionale) e si sostengono a vicenda anche nei momenti più difficili.
Questo messaggio è quello che mi fa apprezzare questa fiction e che mi induce a continuare a vederla...
La forza della famiglia e la capacità di essere uniti nelle difficoltà mi sembrano due principi sempre più difficili da ritrovare nella società moderna ed è giusto, a mio avviso, che anche se "finti" e mediati da una trasmissione televisiva siano proposti al grande pubblico senza essere banalizzati.
Spero che le darete un'occhiata anche voi e mi confermiate di aver colto questi aspetti positivi che la rendono unica nel panorama delle serie tv.


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