venerdì 1 aprile 2016

Diventare vecchi

Qualcuno di voi si ricorda di quei film con Tom Berenger, Major League e con Tom Selleck, Mr. Baseball, dove si parlava di giocatori professionisti con un pò di acciacchi e ormai sul viale del tramonto?
E' un pò di tempo, complice l'età, che mi capita di pensare a questi personaggi.
Quando ho visto questi film ormai più di un quarto di secolo fa, i due soggetti in questione mi facevano tanta tenerezza e li trovavo anche un filino patetici nella loro ostinazione a continuare a giocare nonostante i fisici logori e provati da tanti infortuni e sollecitazioni.
Eppure, nel profondo, li ho sempre ammirati per la loro stoicità molto giapponese (non per niente il film con Tom Selleck è ambientato in Giappone) di andare contro le convenzioni sociali relative all'età anagrafica per uno sportivo e di perseguire il loro obiettivo di contribuire comunque con una prestazione dignitosa al buon esito della gara, mettendosi al servizio della squadra.
Un pò mi sento anche io come loro, nel senso che, raggiunti i quarantanni e avendo giocato a pallavolo per almeno venti e rotti anni, il mio stanco fisico sta progressivamente cadendo a pezzi. Dalla spalla destra che comincia a fare rumori strani e fa un male cane il giorno dopo la prestazione sportiva (tanto che mi risulta difficile giocare due giorni di seguito, anche se faccio alcune eccezioni quando sono al mare d'estate) al ginocchio sinistro, il cui legamento pulsa non appena mi raffreddo, alla schiena che "tira" per giorni, sono sempre più convinto di essere alla fine dei miei giorni pallavolistici.
Certo, non sono uno sportivo professionista e la mia carriera è stata per lo più amatoriale (anche se ho giocato un paio di stagioni in serie D, soprattutto come riserva dell'opposto ma almeno una quindicina di partite le ho fatte) però comincio a percepire come si sente uno sportivo che è sul viale del tramonto.
E qui scatta l'annosa questione: meglio lasciare quando si è ancora competitivi, mantenendo un bel ricordo delle proprie gesta negli altri e anche per noi stessi, oppure si deve continuare fino a quando un cedimento "interno" non ci preclude la possibilità di proseguire? 
Ci sono dei fenomeni come un mio compagno di squadra che a 52 anni e rotti è ancora in forma e gioca senza problemi, però è una persona con un fisico eccezionale, che non ha famiglia e quindi ha il tempo per mantenersi tonico e scattante. Non che avere una famiglia sia un alibi per non mantenersi in forma, ci sono molte persone che riescono benissimo a conciliare le due cose. Ma se avete letto un paio di post prima sapete che sono diventato papà da poco e i primi mesi sono quelli più duri e che rimettono in discussione tutti gli assetti familiari e quindi diciamo che non ho potuto (ma forse dovrei dire "voluto") fare molto in termini sportivi.
In ogni caso, complici gli acciacchi di cui sopra, sento che se va bene potrò ancora giocare cinque, massimo sei anni al mio sport preferito. Quindi la questione se lasciare adesso che ancora me la gioco con gente di venticinque / trenta anni oppure proseguire e patire un inesorabile declino è quantomai attuale.
Uno potrebbe anche dire chissenefrega, continua a giocare, fino a quando ti diverti va bene così, non ti fare troppi problemi. E questo è lo spirito che cerco di avere in tutte le partite ma a volte, soprattutto al quinto set di una partita tirata, mi capita di pensare a quei due "vecchi" giocatori di baseball che si trascinano stanchi sul diamante in cerca di un pò di quella gloria che li fa sentire ancora giovani e vigorosi.

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